Torna la nostra rubrica di storie con un'altra puntata avvincente.

“Vatti a scaldare ragazzino, dopo l’intervallo entri tu.”
L’Irlanda è avanti 1-0 sul campo della Repubblica Ceca, l’allenatore Mick McCarthy decide di far debuttare l’ultimo arrivato, il 18enne Robbie Keane.
Dopo due minuti i cechi la ribaltano, l’amichevole finisce 2-1 per i padroni di casa. È il 25 Marzo 1998 ed è appena avvenuto il debutto in nazionale del più grande calciatore irlandese della storia.
Appena un anno prima l’Irlanda ha subito una di quelle delusioni che non si dimenticano facilmente. Nonostante i sorteggi per i gironi di qualificazione a Francia’98 fossero stati magnanimi, sono arrivati secondi dietro alla Romania e, come tutte le seconde qualificate, deve affrontare uno scontro andata-ritorno contro un’altra seconda per determinare chi va ai mondiali e chi no. Loro hanno pescato il Belgio: 1-1 a Dublino, 2-1 a Bruxelles, i diavoli rossi staccano il biglietto per la Francia e gli Irlandesi tornano a casa. Bella fregatura, specialmente dopo un girone così facile.
Durante il Luglio seguente gli occhi del mondo intero sono puntati su Saint-Denis, nelle periferie di Parigi, dove allo Stade De France si sta svolgendo la finale di coppa del mondo tra i padroni di casa e i campioni uscenti del Brasile. Quanti finali dei mondiali vi è capitato di guardare in cui non gioca la squadra della vostra nazione? Si prova un interesse un po’ distaccato, per la testa passano solo i “se fosse” che avrebbero potuto portare il vostro paese più avanti di dove è arrivato. Ecco, in Irlanda il sentimento generale era più o meno questo, ma la notte è più buia proprio prima dell’alba e ora capirete perché.
Dopo solo una settimana è iniziato l’europeo Under-18, ospita il Cipro, se questa competizione è poco seguita ora provate ad immaginare vent’anni fa. Ci sono due gironi e l’Irlanda capita in quello più duro insieme ad Inghilterra, Croazia e Cipro, ma tutto sommato c’è equilibrio e l’Irlanda passa come prima davanti alla Croazia. Si passa direttamente alla finale, dove le prime classificate dei due gironi si sfidano in uno scontro diretto: Irlanda-Germania. Settantesimo minuto, assist di Keane e gol di Quinn, pareggio tedesco all’89esimo e gara da decidere ai calci di rigore. Con il risultato di 4-3 i giovani irlandesi vincono il primo e per ora ultimo trofeo per nazionali di calcio.
Quella che avete appena letto è la storia della nascita della “Irish golden generation”. Tra i pochi occhi puntati su di loro c’erano quelli del mister della nazionale maggiore Mick McCarthy, a caccia di nuovi talenti per riportare l’Irlanda a fare qualcosa di importante. Nulla di meglio di una generazione di giovani speranze per risollevare le sorti di una nazionale delusa, ma tra tutti questi ragazzi chi sarà veramente in grado di compiere delle imprese? Per capirlo è necessario disputare delle amichevoli e farli giocare. Torniamo quindi dove abbiamo incominciato, amichevole con la Repubblica Ceca, ha fatto il suo ingresso sul campo il giovane Robbie Keane, nato da Josh ed Ellie Keane a Tallaght (13km da Dublino) per poi trasferirsi in Inghilterra per giocare a pallone, cosa che gli è sempre venuta decisamente bene.
Il mister aveva fiducia in questo ragazzo, un po’ per manifesto talento, un po’ per mancanza di valide alternative. Il suo valore inizia a venire fuori nelle partite di qualificazione all’europeo del 2000 in Belgio e Olanda, nelle quali segnerà cinque gol in sette partite, di cui una doppietta contro Malta in venti minuti. Mica male per un diciottenne.

Ai secondi invece partecipano, eccome.
Il girone per arrivare al mondiale di Giappone e Korea del 2002 è veramente duro, specie per la presenza di Portogallo e Olanda, ma questa Irlanda ha un’arma in più: La Golden Generation. In virtù del 2-2 ad Amsterdam (siglato ovviamente da Keane) e l’1-0 a Dublino, gli irlandesi passano miracolosamente come secondi superando gli olandesi, che dicono addio al mondiale. Nulla di nuovo, come al solito aspettano il sorteggio e si giocano il biglietto aereo in uno spareggio.
Questa volta l’urna assegna ai trifogli i rivali dell’Iran, tutti si aspettano che vengano eliminati (specie dopo i tanti spareggi persi), ma si sbagliano. Mettetevi comodi sul divano e tirate fuori i pop corn, perché la magia di Robbie Keane inizia qui.
11 Novembre 2001, a Dublino finisce 2-0 per i padroni di casa, cinque giorni dopo a Teheran finisce 1-0 per gli iraniani, totale di 2-1 per l’Irlanda che stacca il biglietto per il Giappone. Chi ha segnato il gol decisivo? Ovviamente lui, Robbie Keane, ma questo è nulla.
Arriviamo alla fase finale dei mondiali, dove il girone è difficile ma non impossibile: Irlanda,
Germania, Arabia Saudita e Camerun. Tre punti facili con gli arabi da sommare al punto prezioso dell’1-1 con gli africani, che hanno quattro punti proprio come l’Irlanda. Per passare il girone serve un pareggio con la Germania e che il Camerun perda, la seconda è successa, ma la prima? Miroslav Klose trafigge l’Irlanda al 19esimo, la partita rimane bloccata per quasi tutta la sua durata. Il “quasi” è la prova che il destino si diverte a giocare a calcio: Minuto 90+2, assist di Nial Quinn e gol di Robbie Keane, 1-1 il risultato finale, Irlanda agli ottavi e Camerun a casa. Vi ricorda qualcosa? Europei Under-18 nel 98 in Cipro, Irlanda-Germania in finale, assist di Keane e gol di Quinn. Il calcio è un cerchio eternamente a se’ ritornante, la storia si ripete.
Così il miracolo continua, i trifogli si trovano a dover affrontare i primi classificati del girone B, la Spagna. Fischio d’inizio, Morientes ci mette otto minuti a portare in vantaggio la Spagna, ma al 62esimo c’è la grande occasione, fallo in piena area di Juanfran su Damien Duff, rigore per l’Irlanda. Si presenta sul dischetto il centrale difensivo Ian Harte, tiro centrale, Casillas para.
La partita si spegne, gli Irlandesi forti fisicamente e fallosi annientano la tecnica degli spagnoli, arriviamo fino quasi alla fine sull’1-0. Immagino abbiate notato il “quasi”. Minuto 90esimo, trattenuta sempre sul povero Duff che cade, altro rigore per l’Irlanda. Questa volta va Robbie Keane dagli undici metri, palla in rete, 1-1 e supplementari. Questi ultimi rimangono in stallo fino al triplice fischio, la partita verrà decisa ai rigori, dai quali ne esce vincente la Spagna.
Se solo Harte avesse segnato quel rigore, chissà che cosa sarebbe successo. Ai quarti avrebbero incontrato la Corea del Sud, che avrebbero battuto perché i miracoli vincono sempre sulla corruzione. In semifinale avrebbero incontrato la Germania e chissà, magari la storia si sarebbe ri-ripetuta e ora staremmo parlando di un Irlanda che si è giocata la finale con il Brasile. Invece stiamo parlando di un’altra Irlanda, che dal fondo del barile è stata portata più in alto di quanto chiunque si sarebbe mai aspettato, trascinata e capitanata da uno di quegli eroi che non portano il mantello: Robbie Keane.
Ovviamente i verdi non si sono fermati, negli anni seguenti hanno tentato di nuovo il colpaccio ma purtroppo senza mai riuscirci, il picco massimo della Golden Generation era già finito, non hanno più partecipato a coppe internazionali per ben dieci anni, fino agli europei di Polonia e Ucraina del 2012 dove sono usciti ai gironi.
Tanto per ribadire che la storia si ripete, si ricordino gli spareggi per la qualificazione ai mondiali di Sud Africa 2010. Non c’è bisogno di dirlo, l’Irlanda passa da seconda e va agli spareggi contro la Francia. A Dublino finisce 0-1 e al ritorno serve un miracolo, ma basta chiedere: Al 33esimo marca proprio lui, Robbie Keane, così sul parziale di 1-1 sono andati ai supplementari. Al 103esimo minuto va a segno Gallas, rete irregolarissima nata da ben due tocchi di mano di Henry, così la Francia va ai mondiali e gli irlandesi tornano di nuovo a casa. Questa volta la corruzione ha vinto sul miracolo.

Miglior marcatore nella storia della nazionale di calcio dell’Irlanda con 68 reti.
Giocatore con più presenze in maglia verde, ben 146.
Capitano della Irish Golden Generation, i quali membri occupano le posizioni più alte delle classifiche dei record, dietro a Lui ovviamente.
Capitano di una piccola grande isola chiamata Irlanda.
Potrei andare avanti per ore ad elencare i numeri di questo infinito giocatore, ma le statistiche non trovano spazio davanti a storie come questa. È lecito pensare che lui non abbia mai goduto di miracoli, ma che sia stato lui stesso a compierli, impossessato dallo spirito di un dio del calcio.
Hai fatto gioire e piangere una nazione intera per diciotto anni, sappi che nessuno ti dimenticherà.
“Vatti a scaldare ragazzino, oggi devi iniziare a scrivere la storia”
Jacopo Ramponi
Jacopo Ramponi
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