Nella Roma che in Ucraina potesse ribaltare l'andata, le speranze erano ridotte. Il buon avvio dei giallorossi illude, perchè poi diventa una disfatta di quelle che vanno oltre. L'avvio promettente e quella voce di Giulio Delfino che giungeva per via telefonica (analogica) come nei decenni passati, che avrà un pò aperto il cuore ai nostalgici, lasciavano pensare a qualcosina di magico. Tanto per ricordare quando le italiane imponevano legge. Macchè. Finisce male, malissimo. Purtroppo la cronaca dall'Ucraina diventa il racconto di una squadra (o presunta tale) che perde la testa.
Il bel Milan d'Inghilterra si deve arrendere all'evidenza di zero gol segnati tra andata e ritorno. "Con quei tre la davanti, con quei tre tenori" purtroppo non si è riusciti a passare ai quarti di finale, nonostante forse sia stato il miglior Milan post-ancelottiano in campo internazionale. Forse (o forse: senza forse) con un Pippo Inzaghi in più l'ugola di Francesco Repice si sarebbe potuta scaldare ancora di più. Il Repice di White Hart Lane ce la mette davvero tutta (anche oltre il dovuto a tratti, ma siamo in Europa): se i giocatori rossoneri avessero potuto correre con le cuffiette sintonizzate su Radio 1, chissà. Un racconto letteralmente a mitraglia ininterrotta, da solo, senza pause, senza spalle, senza spot, senza bottiglietta d'acqua, per narrare di un assedio a toni epici e davvero trascinanti, come Repice sa fare quando si tratta di far passare brividi lungo la schiena, probabilmente come nessun altro. Auguriamo a Repice, così come a Delfino, che almeno per loro la Champions non sia finita qui.
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